Rallenta.

Rallenta.
La prossima curva stringe le braccia del mare.
Metallo e terraferma.
Trascinandosi come una larva di rottami.
Lo sguardo ed il cappotto sopra al petto che si blocca.
“Guarda in alto.”
E’ lì che guardo quando azzanno il fondo.
Proiettili di neve sfidano il sale.
Rallenta.
Perdutamente.
Furiosamente.
Dannatamente.
Tre volte ho perpetuato il viaggio.
Tre volte, leccando la tua schiena dal bicchiere.
Rallenta.
Per aspettare niente e perché niente ti aspetta.
Se tu attraversi un’altra sera fumando a metà la nostra sigaretta.
Ph. Martina Matencio