Mezzogiorno.

Mezzogiorno.

Piccoli tunnel di culle di boccioli e latte di rugiada sono mare a destra,
in righe di quaderno.
La prima parola, tracciata nella terra.
Vieni mezzogiorno a schiacciare di luce le altezze.
A infrangere di miele i tetti.
Vieni ad affamare le corse dei sognatori.
A scongelare le briciole nei campi.
Di zucchero velato le ali della allodole.
In scie di piccoli cuori celesti.
Così ondeggi su di me,
ed io mi copro di ombra gli occhi.
Mentre tocchi i miei palmi di viole e vene verdi.
Sulla tua bocca gocciola dell’acacia il pianto.
Così parlavi dondolando i piedi fuori dal mondo.
Io di lato a prevedere le parole tra i denti.
Muovi gli occhi rapidi seguendo un treno che non passerà.
Ma lì ti porterò.
Quella fermata è in fondo alle mie dita.

Ph. Maud Chalard

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