L’incendio.

L’incendio.

Il mare mi diluisce, sono acquerello celeste.
Di macchie bianche e tonde mi vesto i vertici e mi disperdo.
Brucio di limone e sciarpe di lana per figli nudi di scirocco.
Scalza di mucche bianche di latte e monti, di equilibri.
Solcata dai morsi dei trattori e succhiata di nocciolo di nespola.
Addossata, sacchetto di confetti di sposi persi e sbavanti rosso.
Di sposi persi, scivolosi di giuramenti.
Terra lenta di dita sui terrazzi.
Di panni stesi a profumare il vento.
Da qui mio figlio diventerà il seme fiorito degli attenti.
Da qui il mio nome dividerà la terra in nebbia e in raggi ardenti.
Da qui rimpiango i giorni assenti in cui vantavo nessun rimpianto.
Da qui mi scopro nel suono curvo della lingua contro i denti.
E tutto il mare che raccolgo è ninna nanna per le tue notti.

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