L’eco.

L’eco.

Così mi salvo.
Piegando la notte su se stessa,
otto volte.
Bevendo a becchi piccoli
il latte dell’alba nuova.
Anemica e a sensi tesi
dopo il mio latrato.
E’ sete eppure insistente pioggia.
Superstite di ogni lotta,
la mia storia sulle ginocchia.
Eppure ho inventato il seme
che ha germogliato il rosso sulle bocche.
Ora saccheggia gli occhi,
stupra le vergini,
inginocchia i padri,
addestra i sognatori.
L’elettricità delle tue vene viola.
Sentimi sibilare.
Senti l’eco di questa sirena.
Che incanta e affonda e muore per dispetto.
Che beve il mare e l’olio d’oro del tramonto.
Che guarda indietro e aspetta l’espiazione.
Come un quadrifoglio sul selciato.
Come il grano muto del rosario.

Luciana Manco

Ph. Neil Craver

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