Le arance.

Mai.
Tu mai.
Un giorno la terra mi travolse.
Le rubavo i frutti dai terrazzi.
E da quella gioia alta ho perso peso.
Mi sono convertita in grammi di terrore.
Dandomi a te.
Che misuri in orologi il mio pulsare.
Che ti salvi dal palmo della mia mano.
Nessuno saprà mai di me.
Nessuno.
Della mia eroica impresa.
Delle arance che ho abortito dalle gonne.
Nessuno riconoscerà il mio nome.
Travestita ancora da un’altra,
madre di qualcuno,
segno di qualcosa.
Ti ho detto: “Voglio te.” dalla vastità del mio anonimato.
E tu ti sei gettato addosso
sottraendomi il mondo,
su questo prato, rasato e ossigenato come una troia.
Che ci sono solo due modi per esistere:
compiacersi.
Compatire.
Luciana Manco
Ph. Eliot Lee Hazel
4 Replies to “Le arance.”
Sono dei versi davvero toccanti, riesci a cogliere la sensibilità del tema.
I miei complimenti
Emiliano
Il sesso delle ciliegie. A pensarci bene. Disse Janet che ci riguarda. Molto da vicino. Credo tu lo senta.
Grazie.
Questa poesia, Luciana, l'adoro! Sarebbe bello poter realizzare gli scatti che il tuo dire mi evoca.