Broncospasmo.

Broncospasmo.

Oggi ho avuto un broncospasmo. O comunque, una cosa del genere, perchè i bronchi non c’entravano. Ad un certo punto non respiravo più. Tiravo aria come una siringa nella sabbia. Intanto ho pensato a mia sorella. Le è successo. Pensavo a mio nipote. Mai gli deve succedere. Pensavo a mia madre. Non doveva preoccuparsi. A mio padre. Non doveva preoccuparsi.

Ho pensato alla mia vita. Che tiro senza respiri. Una vita bella e piacevole. Come un vestito a fiori bellissimo. Ma non mio. Col mio corpo dentro, ma senza la mia anima. Perché nei vestiti va messa l’anima. L’identità. Come insegna il luogo comune.

Ho perso il respiro oggi, ma perchè me lo hanno tolto, non perchè ero emozionata. Una serie di respiri che mi sono stati rubati. Mi è sembrata una cosa tremendamente ingiusta. Perchè io tiravo, succhiavo, chiedevo con i bronchi, imploravo coi polmoni, ma un cazzo. Anche l’aria a volte ti rifiuta. E poi anche oggi ho perso un’altra pagina della mia dignità. La stessa che ho scritto per anni sui fogli a quadretti, facendomi promesse di grandezza che mai ho raggiunto e mai raggiungerò.

Mi hanno presa dai miei sei anni e messa nei trenta, che benchè siano Enormi sono strettissimi, sono un paradosso, sono insulsi. Mi hanno ancora consigliato di crescere, perché bisogna condividere le frustrazioni per essere felici. Bisogna buttare il cicciobello e imparare a fare amicizia con le troie. Io avevo dei sogni. Uno era quello di diventare una poetessa. Ma man mano lo sto perdendo dalle mani, perchè non rispondono più alle mie intenzioni. Le mie mani digitano, toccano, spostano. E non creano più. Un altro era quello di diventare madre. Ma me lo sono strappato dal ventre. L’altro era quello di diventare fruttivendolo. Ma è difficile. E a furia di toccare frutti avrei pensato di essere dio, che posiziona la gente nei sacchetti e li pesa al chilo. Quindi non so più cosa diventare. E sono già diventata grande. Non ho più la formula linguistica da dire, che da grande diventerò. Sono grande e non sono diventata.

E oggi ho pensato anche questo, nei pochissimi secondi di assenza di respiro: Che palle però, devo morire senza che si sappia cosa cazzo sono.

Ph. Brooke Shaden

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