In ascolto.

In ascolto.

Mi ricordi le storie misteriose che si raccontano i bambini, l’albero che credevo nero quando invece era solo notte, il vento feroce che trascina la slitta dei fiocchi di neve, quei buchi nel fondale che ad un passo tocchi e in quello dopo muori. Mi ricordi le coccarde rosa e azzurre sui rami quando è primavera, e il filtro color seppia dell’autunno nel giardino. Mi ricordi una salita che non è mai discesa, la luminaria spenta l’ultimo giorno della festa, la macchia nera nella mia pupilla. Sei la fede con cui rinnego dio ogni notte, lo scontrino perso delle mie cose nuove e rotte, io che non sono in casa quando il postino mi porta tutte le cose che credevo perse. Sei il timbro sulla mano che non colora, dopo la fila al mio concerto preferito. Lo sterno che si rompe di paura quando sono sola e dormo pancia in giù, io che forzo le parole a mangiare solo te, con cucchiai giganteschi di rimpianti.
E posso ancora continuare, perché tutto, in me, è diventato gravemente tuo.
Il ticchettio della tua bomba, sotto il letto, mi culla e mi addormenta: sono in ascolto.

Ph. Laura Zalenga

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