Estranei.

Estranei.

Conosco moltissima gente, anche troppa. Ma spesso ho l’impulso irrefrenabile di parlare con gli estranei. Di far loro delle domande, guardandoli negli occhi. Di toccare la loro parte più oscura, subito, con violenza, con disperata voglia. Di dargli accesso, totale, alla mia esistenza. Arrivare dove non è concesso arrivare, con il primo, che ne so, che mi si siede di fronte in treno. Vorrei prendere alla sprovvista, uccidere la formalità, l’educazione. Vorrei tagliare vene con le mie vene, succhiare sangue e dissanguarmi. Non sapere niente per poter sapere tutto. Nessun nome. Solo la trasparenza tremante della cornea che mi affonda. La sincerità che si spalanca nella gola uccidendomi di essenza.

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