Il contagio.

Il contagio.

Sono su un vecchio treno della Sud Est, seduta di fronte ad un ragazzo senegalese.
Lo deduco da un bracciale che indossa ma non ne sono certa.
Io ascolto la musica dalle cuffie, a volume basso, perché amo sentire intanto il sottofondo delle voci.
La mia colonna sonora sono gli esseri umani. Mentre ascolto un brano di Bowie tengo il ritmo con la gamba. Il ragazzo di fronte a me non ascolta niente, ma si muove al mio stesso ritmo.
Ed io guardo questo gesto automatico, questa incosciente e straordinaria empatia, questo contagio silenzioso, come uno sbadiglio, che porta aria buona al cuore, che fa brillare gli occhi.
E penso che potrebbe bastare questo a dare un’unica e definitiva lezione di vita a chi ignora, a chi disprezza.
Ma come si spiega questo ascoltarsi i muscoli, questo scambiarsi il sangue in una danza universale, fino alla punta dei piedi, ad uno che è sordo perché non smette di urlare tutto il suo odio.
Quando basterebbe esistersi incontro, piano piano, coordinando i battiti.
L’amore non è retorica. È un inno che conosci a memoria. Muoviti, balla. Non ti vergognare.

Ph. Eliot Lee Hazel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *