Un pugno.

Che senso ha contare istanti persi
e poi scoprire di essere mortali?
Chi corre verso l’orizzonte non arriverà mai.
Ho un pugno di polvere e tu mi chiami perdente.
Ma è polvere di passi da gigante,
di occhi di credente che gocciolano nero.
E’ polvere di uomini e di morte.
E’ polvere da sparo.
Ho un pugno di vuoti polpastrelli senza tatto.
Di aliti di pelle, di echi di fruscii.
E sono ricca, di viaggi senza classe mangiando vicinanze.
E di marciapiedi in troni di sudditi di formiche.
Guardavo per ore le scie di fatiche e di briciole doppie.
Finché quattro ruote non straziavano l’ansia.
Tu sorridevi e saltavi la corda.
E mai sarei stata così brava a controllare le mani e il fiato.
E singhiozzavo gioie nei cestini di bicicletta.
Li riempivo di pane fresco e di velocità.
Di fiori che sanno di stupore nel petto.
Lo sai, esistono ancora, e sanno di aceto, adesso.
E rovinano l’armonia del tuo giardino di rimorsi.
Ho un pugno di carezze come la canzone che cantavi.
Avevi dodici anni e miliardi di capelli.
E giravi su te stessa ed eri nube di ventagli.
Tra la tua gonna e me c’era la vastità di un pianto.
Ph. Brooke Shaden