Il posto fisso.

Il posto fisso.

Non ho ereditato il lavoro di mio padre, né quello di mia madre. Ho scelto tutt’altro e invento con fatica ogni giorno il mio lavoro. Ma quando mi sveglio al mattino so che quello che sto facendo porta il mio nome. Il mio pigiama, la mia doccia, la colazione, me li pago con i battiti del cuore, con tutte le cose che ho imparato a fare, con tutti i libri che ho letto senza doverli raccontare. Non ho avuto mai sogni né ambizione, solo un’unica ostinata predilezione, che è sempre stata quella di non perdermi mai niente, di ascoltare la vita dagli occhi della gente. Di scrivere ogni cosa che riesco a percepire. Farlo anche solo con la mente, quando i polsi continuano a tremare. Le mie parole stupide che non vogliono spiegare. Le mie parole stupide, tra questi spazi bianchi, sono il mio posto fisso. Il mio cibo, la mia luce, l’acqua, la spazzatura. Tutti i regali che ho chiesto per Natale.

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