La nave.

La nave.

La verità è una cosa esterna.
L’interno è mio.
Come mio è il fegato, lo stomaco, la strada.
La strada è mia, me la merito coi passi,
sotto il suono dei bicchieri che ho lasciato sul bancone.
E le mie mani hanno detto a tutto il mondo che
ero persa in quattro metri quadrati di pavimento.
Soffio il fumo e sfugge dalla mia lingua,
come il tuo sapore,
come le ore di veglia sul tuo bacino,
che si muoveva tutto come una nave.
E invece eri tu che mi strappavi l’aria
Con la fame di vita che trema tra le tue gambe.

Ph. Martina Matencio

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