L’ibrido.

L’ibrido.

È così che si diventa dai 30 anni. Questo ibrido che non è fuoco e non è ghiaccio. La stabilità del dolore. L’acuirsi. Si diventa contenitori di tutto. Sempre più colmi e traboccanti di tutto. Ogni giorno ci conferisce il titolo di “grandi” proprio quando tu ti aggrappi ai tuoi vent’anni. E poi li cerchi tra le cosce delle passanti. Per scopare quella leggerezza. Quei problemi esistenziali. Che non è come scopare i fallimenti, i figli, gli aborti, i divorzi, i licenziamenti. È scopare quello che eri e che mai più sarai. Quel regalo quotidiano che ti veniva fatto, di svegliarti ed avere tutto il mondo affianco. Che ti ama, ancora ti ama, e non si gira dall’altro lato, non ti lascia dormire da solo.

Ph. Theo Gosselin

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