L’ago.

L’ago.

Penso di esserci riuscita, di aver sfilato l’ago conficcato in pieno petto, che mi cuciva notte e giorno alla tua porta. Ed ora cosa sono? L’unica chiave nel tuo mazzo che non apre niente. Un ciglio nero sulla federa del cuscino. Un nome che non chiami quando è pronto il pranzo.
Sono la gruccia vuota nel tuo armadio, il mio latte che scade nel tuo frigo, il silenzio che ti accoglie al tuo ritorno.
Sono quell’io che non riconosci più al citofono.

Ph. Li Hui

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