Il passo.

Il passo.

Ci bruciano viva la mente.
Fanno roghi di carta.
Ci spaccano in due la testa come un papavero sotto ai piedi.
E penso. A cosa penso.
Penso che dovrei tornare a casa,
a svegliare i morti dalle foto,
a svuotare i mobili con un calcio,
a liberarmi dalle spiegazioni.
Ché sono il vuoto che marcisce nel mio frigo,
il segnale di divieto che minaccia la mia finestra,
il paesaggio che non c’è e che mi annienta.
Ché quando maggio fotte il passo a giugno
Il caldo fa sciogliere le caviglie.

Ph. Sara Lorusso

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