Il mio nome.

E fare a gara a chi lancia lo sguardo più in fondo,
col freddo che ci rompe il naso come un pugno.
E il buio è un mostro che ci ingoia i piedi,
mentre tu chiedi il mio nome,
col sole che ti brucia i capelli.
Il mio nome è il tuo quando sei nata
Che avevi quattro chili di carne appesa all’anima.
Vieni qui.
Porta pure il tuo silenzio, se hai paura a venire da sola.
Nella tua spina dorsale non si muove foglia.
Eppure il vento ti spazza via i ricordi.
E tu atterri, come un uccello ferito, tra le mie costole.
Ph. Laura Makabresku