Lì dentro.

Lì dentro.

Da chi ricomprerò il silenzio
Che mi hai fatto pagare con gli occhi che non avevo?
Di chi dovrò sorreggere il sorriso nuovo
Per meritarmi la mancia di un sorriso mio?
Dentro, in un luogo indefinito, ma dentro, dove tu vuoi.
Mi estendo e mi ingoio, e mi genero, e mi anniento.
Ma dentro.
Per trasformare il piagnisteo in pianto.
Per congelare le parole mute e dargli sangue.
Nella banalità del senso che non aspetto.
In preda ad ogni segnale che mi catapulta indietro.
Guido scatole di morte che rapiscono i respiri.
Ed è lì dentro che vivo di ore rotte.
Ed è lì dentro che sfamo il cuore.
A lungo, a lungo, a volare accanto ad occhi aperti sull’asfalto.
E’ ingiusto andare dritto se è al lato il mondo.
Se è in alto. Se è sotto.
E poi piove, e le ruote macinano gocce.
Io sono fuori e tocco dita sorelle.
Piove e cerco riparo sotto ogni mio tentativo vano.

Ph. Sara Lorusso 

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