Il terrazzo.

Il terrazzo.

Quando vivevo ancora nel mio piccolo paese in Salento, e non riuscivo a dormire, mi arrampicavo sul terrazzo, passando dalla finestra di camera mia, trascinandomi una coperta che mi facesse da bozzolo. Mi fermavo anche ore a spiare le case degli altri, a dedurre l’ultimo fumo che esce dai caminetti, a guardare le stelle senza mai credere di poterle contare. Ma da quando vivo qui non ho un terrazzo da raggiungere con la prontezza di uno slancio. E allora vengo a spiare te. Per farlo apro una finestra col tocco di un polpastrello. Mi arrampico sulle tue parole, sulle canzoni che scegli, sui piccoli mattoncini di testo che trascrivi tra virgolette, sui tuoi sorrisi dietro filtri di colore come fumo di caminetto. Ti guardo gli occhi e so di non poterti misurare. Ho sempre saputo di non poterlo fare. Solo mi fermavo così a guardarti, ed esprimevo un desiderio tutte le volte che riuscivo a non farti cadere.

Ph. Wen Yu Chun

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