Il Deserto.

Ogni sacramento nel tempo raffermo.
Ogni primo giorno, ogni ultimo giorno.
Ogni passo falso, ogni colpo al cuore.
Per centoventi anni a oltranza.
Per le due sedie intorno al nostro divagare,
per la canzone che ti accende gli occhi,
per le mura trasparenti del tuo orgoglio.
Amami e torna,
che ho visto il volo delle aquile dirottare.
E ho un pomeriggio che cuce le notti,
e paracaduti di fazzoletti
E lunghe nenie in fili a labbra chiuse,
mentre gli uccelli punzecchiano le vesti di Maria.
E la mia pelle invece è una divisa,
sottolineando d’unghie i miei racconti.
Ricordi il pianto smarrito, nella tua mano?
Ho smesso di parlare quando ho iniziato.
E la mia penna ha inchini di riconoscenza
Per la mia decenza persa.
Amami e torna,
che ho da offrirti solo il deserto,
e chissà se sono sopravvissuti i boccioli
nella pioggia fitta dei miei gioielli falsi.
Sei senza elementi da contare,
sei infinito e libero come neanche lo spazio.
Sei il rogo dei lillà,
un biglietto d’ala spiegata,
un santo vezzoso e casto.
Il bosco che mi ha sepolto.