Chi si salva.

Chi si salva.

Persa la pelle dei sei anni, la trasparenza. Io ti vedevo il cuore.
I dentini, la catena della bici. La modifica alla vespa, la prima birra.
Il bacio senza incastro, la mano nelle mutandine. L’avversario già stanco.
Grandi tempi quelli piccoli. Non ci fanno più credito. Non ci concedono niente.

“Non ho niente da dire”, dicevi, e mi rovesciavi tutto il sapere del mondo negli occhi.
Come un cassettino che conserva l’universo.

Poi hai messo su strati e strati di dolore, dalla testa ai piedi, all’interno degli organi interni.
Gli insetti dei pensieri neri, i muscoli delle ali bianche. Cosa ti ha portato fuori dalle fiamme?
Chi si salva è perduto.
Chi si salva è perduto.

E poi all’inferno le cose non vanno poi tanto male.
C’è un altro me con cui posso fare l’amore.
Ma la paura di essere rispediti in strada ci fa abbracciare la notte.
Ci fa battere i denti dall’orrore.
E si va avanti sprezzanti.
Sicuri della nostra inutilità.
La minima distrazione mi riporta da te, ed ogni tocco di mano ho paura che possa uccidermi.

Ph. Neil Craver

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