Il Creatore.

Hai riempito gli spazi.
Arginato i flussi.
Con ciò che non volevo.
Pesante e dolce, come la pietà.
Nudo al centro di cento corone.
Il prodigio ritinge il suo Creatore.
Vado a svendere i miei progetti al perdono.
Santa. Ebbra. Falsa.
Tornando dal freddo come da una madre persa.
Con il suono inquietante dell’eterna infanzia.
Se tu sapessi,
del mio dolore aperto al vento come la fede.
Del pane azzimo che becco come un’allodola.
E salta un mese intero mutilando i passi.
Vesto le distanze,
senza salute, senza stagione.
Strappo la luna dai canti.
E mi arricchisco.
Di pecore belanti di solitudine.
Di poeti abietti.
E conservo la luce in torce tascabili.
Che in niente credo.
Che solo morire è scritto.
E dalla tua mano.
Ph. Laura Zalenga