La mia casa.

Riempio tasche di acqua calda per le tue mani.
L’inverno è stato violento nelle vene e morde le tue labbra.
Su per il corpo in coccinelle di velo fino al collo.
Dita di Venere segnano stelle.
Lo fermo con la lingua il respiro che hai lanciato in aria.
Si scioglie come ostia tra il palato e la santità.
I miei capelli sottosopra, radici che fioriscono sillabe.
Ed il tuo peso da ingoiare, per incartarti di leggerezza, di fogli di poesia.
Verde foglia che rompe vetrine al suo passaggio.
Corsa di voglie e mani ladre su libri da aspettare.
La tua canzone preferita stringe nuvole di zucchero tra i pugni.
Cosa dovrei temere adesso che ho scelto la porta giusta?
Da qui nascerà per sempre, dagli addii dei nostri padri,
la goccia che dai tuoi occhi solcherà il mio ventre.
Ha il segreto dei santi muti di pianto e gioia.
Case di cielo su alberi di secoli.
Muri di legno in gambe contadine.
Lanterne piccole come gocce di rugiada sopravvissute.
E la mia casa è nel seme sottoterra.
Ph. Angie Couple