Quattrocento.

Quattrocento.

Ti ho incontrato in un giorno minore.
Le mie accuse nel mirino, come all’origine.
Tu pesavi ogni gesto per non dare nell’occhio.
Persino gli alberi seguivano le tue note.
Come la fiaba che ti ho raccontato in silenzio.
Abbiamo pianificato tutto.
Anche il dolore per il non incontro.
Anche l’incomprensibile punizione.
Hai tempo per me, profilo di quiete?
Hai tempo per quattrocento miei motivi di non amore?
Hai sentito il mio castigo ringhiare?
Come un banco di sabbia in fondo al mare.
Schiacciata dall’infinita bellezza del trasparente.
Vista solo da chi non teme l’impossibilità di respirare.
Vastità.
La tua.
Che annulla.
Io vedetta sul ciglio dei miei “se” per scorgerti e annunciarti.
Tu salti tra i miei giochi come un bambino che impara a barare.
Tocchi il mio viso con bave di carezze come nodi scorsoi.
Dimmi come posso farmi graziare.
Dimmi come posso farmi immolare.
Nel sottoscala la nostra notte copre anche la polvere.

Ph. Angie Couple

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