Dicembre.

Mi hai costretta a mandare indietro il nastro.
Dandomi indietro la caparra dei sogni.
E per la prima volta ho ascoltato.
Il suono della porta d’uscita.
Il freddo denso delle scale in discesa.
La furia immobile dentro i pugni serrati.
Con la mia vita in ombre sotto i piedi.
Ho trascinato i colori nel bagagliaio.
Staccato sorrisi dal frigo vuoto.
Perchè ora bisogna cancellare un nome.
Bisogna sfigurare un volto.
Bisogna ricucire il petto.
Bisogna rinunciare.
Bisogna
rinunciare.
Essere cavati dalla gioia.
Estratti a sorte dalle notti.
Pagare il prezzo del proprio slancio.
Usare verbi al passato.
Spegnere la luce.
Chiudere il gas.
Non scordare le chiavi.
Finire le sigarette.
Muoversi piano.
Ad ogni passo più lontana.
Ad ogni passo
più
lontana.
Con al collo
il cappio
più lungo
del mondo.