La voce.

La voce.

Conta le notti di dolori pancia in giù,
di addii morsi sul cuscino.
Conta i passi non fatti da bambino,
contali e allineali sulle linee della mano.
Conta le lacrime nelle pozzanghere,
il freddo come morsa sulle caviglie.
E tutte le stagioni che hanno visto crollare il tuo rosso.
E dimmi ancora che sanguino di parole,
che acceco Dio con la mia maledizione.
Perché tu sai che ho rinnegato, e poi implorato, e poi creduto.
Mi raccontavano preghiere di onnipotenza,
mi hanno mentito.
Nelle coperte bagnate di fiori io credo.
Nel rovescio della medaglia io credo.
Testa. Croce. Ed entrambe le cose.
La moneta intera, la moneta in volo.
La moneta d’argento nel pianto dentro al mio ruolo.
Dimmelo ancora che fai sogni di carne.
Che chiami figli i sensi in perdizione.
Che rappresenti me in teatri di perfezione.
Che mi immortali in disegni di note dolci da succhiare.
Ripeti la tua prima parola.
Per favore. Per favore.
Perché abbasso la testa solo per la tua benedizione.
E tengo stretti i pugni per non cadere,
dall’altalena in gioco che mi hai costretto a fermare.
Tu cerca la luna nel buio sintetico della ragione.
Trema come me, che nuda e tua mi decoloro di noia.
Che segno i giorni sui muri con i denti,
che curvo le schiene dei santi per non mentirti.
La voce devastante del talento è lì,
nel mio fumare avidamente il tuo lamento.

Ph. Eliot Lee Hazel 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.