Pettirosso.

Hai scoperto che l’uomo ha sculture di anni
nei giardini di un posto che cambia nome ogni giorno.
Ieri era la mia casa e tu lavavi nudo i muri dai pianti.
Per scorrere sovrano come il tempo hai deciso di braccare la dignità.
Chiudi la porta del giorno e perdo un altro attimo vibrato dai tuoi motori.
Gli uccelli crepitano ormai alle quattro di notte,
perché l’alba è ogni volta che tu socchiudi gli occhi.
Ed io li sento adesso, violini rotti sottacqua.
Li tocco come ferite rosse di pettirossi.
Sul mio fianco destro. Ti avevo alle spalle.
Di paurosi respiri hai riempito le ciocche.
Solidi intrecci di dita nell’aria.
Moltiplicando le verità.
Gli occhi piangono.
L’amore deride.
Ph. Anna O.