Manco.
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Manco. Luciana Manco
Rallenta.

Rallenta.

Rallenta. La prossima curva stringe le braccia del mare. Metallo e terraferma. Trascinandosi come una larva di rottami. Lo sguardo ed il cappotto sopra al petto che si blocca. “Guarda in alto.” E’ lì che guardo quando azzanno il fondo. Proiettili di neve sfidano il sale. Rallenta. Perdutamente. Furiosamente. Dannatamente. Tre volte ho perpetuato il …

Mezzogiorno.

Mezzogiorno.

Piccoli tunnel di culle di boccioli e latte di rugiada sono mare a destra, in righe di quaderno. La prima parola, tracciata nella terra. Vieni mezzogiorno a schiacciare di luce le altezze. A infrangere di miele i tetti. Vieni ad affamare le corse dei sognatori. A scongelare le briciole nei campi. Di zucchero velato le …

Il Danno.

Il Danno.

Abito caverne che chiamo stanze. E’ la mia vita. Tetti di carne schiacciano la gola. Prova tu a ricordarmi il senso, quando la bussola segna il nord trafiggendo il petto. Prova tu a restare in bilico. Quando a destra hai fuoco e a sinistra fiato a spegnerlo. Completa le parole che ingoi con l’imbarazzo. Completale …

Sono io.

Sono io.

Perdona il suono ferroso delle sette. Soffia sul caffè per farlo durare. Guarda il cielo vuoto nel mio seno. Per te. Era tutto per te. Le luci bianche nelle piume. La bocca nuda sotto le premure. Chinandomi. Toccavo le tue tempie come toccare di Cristo il ventre. Spingendo impalcature di specchi intorno agli occhi. Sono …

Luglio.

Luglio.

C’era vento, ed era ruvido di sale, il giorno in cui sei arrivato. Con l’armatura di velluto delle api, e gli occhi tremanti di barche consumate. Passi da uomo solo. Lenti. Lenti. Ed io con gli occhi ti imploravo. Di volarmi incontro. Di aggredirmi di respiro, di rubarmi, di tradirmi, di capirmi. In ginocchio. Mi …

Immoto.

Immoto.

Mi insegnerai il fruscio dei passi dei poeti. La linea verticale del tramonto. Retroscena e dettagli. Questo sono. E fuochi d’artificio sul rifugio. Scheletri di pesci le nuvole alle tredici. Scheletri di me, e tu il sagrato del cielo. Centinaia di libri abbandonano le ciglia di carta sul mio petto immoto. Sono un giardino incolto. …

Giorno di mercato.

Giorno di mercato.

Padre di luce, proietta il natale sul mio giorno di gesso. Paese di lume, progetta il mio fiato, fa che sia ordinato. Memorizza le foglie che ho scritto di orme e di vetro. Riassetta il mio letto, cantando l’inno del coraggio. Che male agli occhi, quando il sole spreme il succo del terreno. Che gioia …

Solo mio.

Solo mio.

Come strisciare sul corpo caldo degli angeli. Rubarne gli occhi per le mani giocoliere del piacere. Barare ancora ed invertire le carte. Sorridere della cattiveria, delle foglie feroci delle rose. Sognare per emulazione. Il ricatto vitreo del francese ottocento. Eppure accudire alveari di speranze. Raccogliere le labbra mielate della notte. Stringere le coperte come fossero …

Formule.

Formule.

Seguimi sotto le dita dei sogni, fanno ombra al dolore. Scalda le mani dei santi per strada con i tuoi occhi. Sceglimi ancora tra gli anni e negli anni di spade e sorrisi. Muoviti nel tuo castello e scopri negli occhi del re un prigioniero. E poi dimmi se non era eucaristia la collana dei …

Domenica.

Domenica.

Quali guanti indosserò. La poetessa è morta. Affonda gli occhi nel petrolio. E’ arrivata domenica. Le chiese ingoiano speranze e vomitano punizioni. I cani negano lo sguardo. E ho perso maggio a guardare il cielo dallo specchietto retrovisore. Ph. Linnnn

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