Bambole.
Forse è vero che i ricordi si incastrano negli occhi. E rendono difficile la vista, e spaccano in due lo scenario, ti fanno vedere doppio come bere botti di vino, oppure vedi niente che non è nero ma è niente. Io ricordo quello che sentiva la mia barbie quando la lasciavo cadere nel mare. Sento …
Tornare.
Vorrei tornare alle mensole troppo alte, all’amore rinnegato per farsi forti e poi pianto nei libri per farsi vivi. Ai compiti in classe, alla mia bicicletta rossa, ai pattini, al mio cane. Vorrei tornare a quando ho imparato la paura con lezioni ben scandite e dettagliate e impormi di non ascoltare. Di morire, piuttosto. Ma …
L’uscita.
Ti muovi. Schivi le luci. Una sigaretta spenta tra le labbra. Stai facendo finta, ma io lo so. Io lo so che non andrai via. Finché ci sarà ancora qualcuno a dare un senso alla tua assenza. Tu resti. I monti, i morti, non cercano l’uscita. Non trovano l’uscita. Cosa vuoi ricordare? Cosa posso riportare …
Scegliere.
Poteva essere il diluvio. Il mio piccolo ombrello che non ci copre nemmeno la fronte. E il mio cuore ha un nome stupido da poeti. Qui è un garage. Passano. Sostano. Vanno via. Spesso tutto è completo e qualcuno si scorda di pagare. Nessuno vive, qui. Nessuno fa colazione, qui. Nessuno cammina scalzo, si distende, …
L’ora sacra.
Io non so dire con parole eterne quello che è stato, quello che sarà. Io non conosco le sfumature, l’incrinarsi. Non conosco lo sbadiglio, il prezzo delle cose, la poesia. Conosco l’assoluto, il boato, il non ritorno. Il sonno eterno, il furto, la rovina. Sei triste? Mi chiedi. E sono triste, ma dico: No. Perché …
L’ignoranza
Io non ho studiato niente per arrivare ad essere quello che sono. Infatti sono niente, perché quello conosco. Ho solo amato, perdonato, letto, aspettato. Ho lasciato le parole difficili a quelli che le pronunciano come se fossero facili. Per me ho tenuto il pane. Per me e per la famiglia dei miei più primitivi bisogni. …
Il Nero.
Lentamente, caduta nel tuo specchio. Mantengo la mia posizione, come un astro, come un monte. Tu porpora nelle pieghe e acqua nelle valli. Inizia a fare male la curva delle mie spalle. “Accendi la luce.”. E sei terra di carta bianca. Io un bracciante che ti germoglia il ventre. Ti avrei bevuto il sangue. Leccato …
Le parole sono inutili opere di convincimento.
E ci inonda così, come l’acqua. Con tutti i detriti dei giorni che abbiamo perso, dei giorni che abbiamo stretto. E’ il primo scontro, il duello. Il declino, sporco di pelle e di fango. E’ l’orologio che si affanna. Nessuno può placare le tue ciglia tremanti, né il mio respiro spezzato dai tuoi denti. E’ …