INSETA – fuori da me

INSETA – fuori da me

Procedere a passi cauti, prevedendo morsi.
Tutto l’amore che posso tra i tralicci e gli ammortizzatori.
Conchiglie di corallo di un mare lago lavandino.
Lavo via il tuo respiro che mi ha ghiacciata come gas.
Cannibale spietato. Cannibale spietato. Cannibale spietato.
Hai iniziato dalle mani.
Potevi mentire invece di impormi l’evidenza.
Senza battaglie e senza concorrenza.
Accettare e stringere le coperte.
Rallentare e spegnere le candeline.
Esprimi un desiderio che non sia lui.
Perché neanche un miracolo. Perché neanche un miracolo.
Perché neanche un miracolo.
Allora lasciami un vasetto di stelle cadenti sul comodino.
Che non si sa mai se domani cambia Dio.
Morti apparenti vegetali deprimenti.
Tutti i sorrisi li hai mangiati alle tre.
Gratto baci dalle braccia.
Graffio graffi.
Perché neanche un miracolo. Perché neanche un miracolo.
Perché neanche un miracolo. Perché neanche un miracolo.
Ti prego di toglierti di dosso anche nei sogni.
Se devo urlare avverti che stringo il cuscino.
Mi hai ridato solo due monete e l’accendino.
Della mia vita e della certezza solo cenere e fumo di cartina.
Dormi sereno.
Ché questo è il dopoguerra.
Ed io muoio di fame e stenti nella città degli spaventi.
Perché neanche un miracolo. Perché neanche un miracolo.
Perché neanche un miracolo.
Perché neanche un miracolo

Luciana Manco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *